A distanza di più di venti anni, Fabio Capello torna a rivivere uno dei momenti più esaltanti della storia della Roma. Nel giorno che celebra il trionfo scudettato del 2001, l'ex tecnico giallorosso ha deciso di condividere i suoi ricordi attraverso una toccante retrospettiva pubblicata sui canali ufficiali del club. Capello ha percorso idealmente l'intera rosa di quella memorabile stagione, partendo dai grandi campioni fino a scendere nei dettagli di ogni singolo interprete della squadra. Un esercizio di memoria che testimonia quanto profondamente quella Roma sia rimasta impressa nella mente di chi l'ha costruita giorno dopo giorno. Ciò che emerge con forza dal racconto dell'allenatore è una certezza che, oggi lo sappiamo, si rivelo' profetica: Capello confidava ai suoi giocatori che sarebbero riusciti a portare a casa lo Scudetto. Non si trattava di semplice ottimismo, ma della convinzione radicata che quella squadra possedeva qualcosa di speciale, un mix esplosivo di talento e determinazione. L'elemento più interessante della riflessione di Capello riguarda il modo in cui il successo fu costruito democraticamente. Non fu solo il genio dei big player a fare la differenza, ma anche il contributo concreto di chi aveva un ruolo marginale. Ogni elemento della rosa, dal titolare abituale a chi entrava in corsa, rappresentava un tassello fondamentale del mosaico vincente. Questa mentalità collettiva, questa consapevolezza che il titolo apparteneva a tutti, divenne l'elemento catalizzatore del trionfo finale. La lezione che emerge da questo racconto affascina ancora oggi. In un'epoca dove il calcio contemporaneo sovente sottolinea le individualità, il messaggio di Capello ricorda quanto sia prezioso il senso di comunità all'interno di uno spogliatoio. Quella Roma del 2001 rappresenta un modello ancora attuale, un paradigma di come una squadra coesa e convinta dei propri mezzi possa realizzare l'impresa più difficile e desiderata.