A venticinque anni esatti da quella magica notte del 2001 quando la Roma sollevò al cielo lo scudetto, Antonio Conte torna a parlare della squadra del suo cuore con una consapevolezza che brucia: il tempo dei rimpianti deve finire adesso, non tra altri venticinque anni. L'ex tecnico della Nazionale, storico tifoso giallorosso, ha scelto di intervenire proprio nel giorno dell'anniversario di quella straordinaria stagione condotta da Fabio Capello, quando Totti, Batistuta e compagni regalarono alla città la gloria che ancora oggi vive nei cuori dei romanisti. Un quarto di secolo di attesa che ha trasformato quella gioia in una ferita mai completamente rimarginata. Le parole di Conte risuonano come un grido di battaglia verso la società. L'ex Premier intende sottolineare che la Roma possiede tutti gli strumenti per tornare a competere al più alto livello: una piazza gloriosa, una tifoseria passionale senza pari, infrastrutture rinnovate e proprietà straniera consapevole del valore del progetto. Quello che manca non è la base, ma la determinazione nel costruire una squadra davvero competitiva per il massimo obiettivo. Nell'ultimo quarto di secolo, la Roma ha inseguito lo scudetto senza mai raggiungerlo. Diversi allenatori, strategie differenti, investimenti considerevoli, ma sempre un passo indietro rispetto ai rivali. Conte sa bene cosa serve: ambizione senza compromessi, programmazione seria, scelte coraggiose sul mercato e una visione cristallina del progetto tecnico. L'appello dell'ex commissario tecnico è anche una critica implicita alle gestioni passate, alle occasioni mancate, ai cambi frequenti di rotta. La Roma ha il diritto di vincere, aggiunge idealmente il messaggio di Conte, non per privilegi ma per storia, tradizione e potenziale. I Friedkin stanno ascoltando? La costruzione della nuova Roma parte proprio da qui: dalla consapevolezza che aspettare ancora venticinque anni è semplicemente inaccettabile. Lo scudetto non è un sogno proibito, è un diritto della Roma.