
Mondiale, la Svizzera elimina la Bosnia: Dzeko non basta
A Los Angeles non c'è storia: la Svizzera travolge la Bosnia e Erzegovina con una vittoria netta che non ammette repliche. Nella cornice del prestigioso SoFi Stadium, gli rossocrociati amministrano il match con sicurezza, mettendo in mostra un'organizzazione tattica superiore e una capacità realizzativa che i balcanici non riescono a contrastare. La sorpresa più deludente arriva dalla prestazione della selezione bosniaca, che non riesce a sfruttare nemmeno il valore tecnico offensivo di Edin Dzeko, la leggenda giallorossa che con la maglia della Roma ha lasciato segni indelebili. L'ex attaccante della Lupa fatica a trovare spazi e occasioni pericolose, vittima di una marcatura attenta e di una pressione svizzera ben calibrata. Non è il Dzeko delle sue migliori stagioni all'Olimpico, quello che sapeva trasformare ogni pallone pericolante in occasioni d'oro. Decisivo si rivela il ricorso alle carte dalla panchina da parte della Svizzera. Sono infatti i giocatori subentrati a fare la differenza: Manzambi e Vargas si avvengono a segno nel corso della ripresa, capitalizzando con efficienza gli spazi concessi da una difesa bosniaca che calano progressivamente di concentrazione. È il copione tattico perfetto, quello dove le scelte di panchina risultano decisive più dell'andamento complessivo della gara. Per quanto concerne l'impatto romanista, Dzeko rimane comunque una figura centrale nel progetto della Bosnia, anche se questa sfida internazionale testimonia come il cammino sia sempre più complesso per le selezioni che escono dai principali circuiti europei. La Bosnia, nonostante i propri meriti storici, fatica a stare al passo con le potenze continentali, e l'assenza di risultati positivi rischia di complicare ulteriormente le strategie di qualificazione nei prossimi appuntamenti del torneo iridato. La Svizzera, dal canto suo, dimostra di possedere una struttura solida e una panchina profonda, elementi fondamentali per competere ai massimi livelli del calcio mondiale. Una lezione che la Bosnia farà bene a metabolizzare rapidamente.
Fonte: Siamo la Roma