Fabio Capello taglia il traguardo degli ottant'anni e, come ogni leggenda del calcio che guarda indietro, decide di condividere i ricordi di una carriera straordinaria. L'ex tecnico giallorosso, che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della Roma, ha riflettuto sui campioni che ha avuto la fortuna di allenare nel corso dei decenni. Tra i nomi che emergono con maggiore evidenza nelle sue valutazioni, spunta quello di Antonio Cassano, il talento scintillante che rappresenta perfettamente il genio calcistico italiano degli anni Duemila. Ma quello che colpisce è la dichiarazione di Capello sulla sua esperienza con l'ex fantasista giallorosso: il frustante equilibrio tra l'eccezionalità tecnica e l'impulsività caratteriale. "Cassano mi ha fatto arrabbiare tante volte", ha affermato Capello, sintetizzando in poche parole il rapporto complesso tra maestro e allievo. Una confessione che rappresenta il dramma di molti insegnanti di calcio: come gestire un'intelligenza calcistica sopraffina quando risiede dentro a un temperamento vulcanico? Per i tifosi romanisti, questa affermazione suona come una verità universale. Cassano, con la maglia giallorossa, ha regalato momenti di pura magia calcistica, palleggi inaspettati e giocate che accendevano lo Stadio Olimpico. Eppure, quella stessa genialità era spesso accompagnata da comportamenti disciplinari discutibili, atteggiamenti che un condottiero come Capello non poteva tollerare. La carriera di Capello sulla panchina romanista rimane un capitolo fondamentale della storia moderna del club. Ha saputo trasformare la Roma in una squadra competitiva, capace di confrontarsi alla pari con le potenze europee. E il fatto che uno dei giocatori che lo ha più sfidato sia stato proprio Cassano testimonia quanto fossero forti i protagonisti di quel periodo. A ottanta anni compiuti, Capello continua a rappresentare quella severità tattica e quella visione calcistica che caratterizzava il pallone italiano. La sua esperienza con Cassano rimane emblematica: il calcio è dialettica eterna tra talento e disciplina, tra genio e responsabilità. Una lezione che la Roma, e tutto il calcio italiano, non dovrebbe mai dimenticare.