
Capello rivela: fu lui a cercare Sensi nel 2001, bloccammo le partenze
A quasi un quarto di secolo dal memorabile conquista dello scudetto nel 2001, Fabio Capello decide di svelare alcuni retroscena affascinanti di quel periodo magico per la Roma. L'allenatore che guidò i giallorossi verso il tricolore dopo ventisette anni di attesa non lesina dettagli su come riuscì a mantenere compatta la rosa vincente negli anni successivi al trionfo. In un'intervista ricca di spunti, il tecnico racconta di essersi proposto personalmente al presidente Sensi per discutere della continuità progettuale. L'incontro avvenne nel giorno subito dopo il conseguimento dello scudetto, un momento cruciale in cui molti top player della squadra potevano essere tentati da altre proposte europee. Fu proprio in quella conversazione privata che Capello e Sensi decisero di adottare una linea ferma: bloccare le partenze dei calciatori più importanti, quelli che avevano contribuito al successo appena conquistato. Questa decisione strategica ebbe un peso determinante nel mantenere la solidità della Roma negli anni immediatamente successivi. Mentre altre big europee cercavano di smantellare il nostro organico, Capello e la società riuscirono a preservare l'equilibrio tattico e psicologico della squadra. Una visione lungimirante che caratterizzava il modus operandi della dirigenza giallorossa di allora, diversamente da quanto accade spesso nel calcio moderno dove i campioni vincenti vengono immediatamente smantellati. Le rivelazioni di Capello sottolineano l'importanza della comunicazione diretta tra allenatore e società, un elemento fondamentale per il successo di un progetto. Il tecnico non si limitò a delegare le scelte di mercato, ma assunse un ruolo attivo, proponendosi come figura chiave nel dialogo con la proprietà. Questo approccio personale ha chiaramente pagato i dividendi, permettendo alla Roma di mantenere quella competitività che l'ha caratterizzata negli anni duemila. Ancora oggi, a distanza di decenni, le parole di Capello rappresentano una lezione di gestione sportiva per il calcio contemporaneo, dove spesso prevale l'opportunismo economico sulla costruzione di progetti sostenibili nel tempo.
Fonte: RomaNews.eu